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Riordino del settore giochi: Gestori furiosi

Riordino del settore giochi: Gestori furiosi.

Riordino del settore giochi: Gestori furiosi

Oggi in Conferenza unificata abbiamo archiviato un via libera unanime da parte delle autonomie al riordino dei giochi, è un risultato molto importante e sono felice di non aver mai mollato la presa anche se abbiamo passato momenti molto difficili. Invece la strada era giusta e necessaria, per questo sono felice di aver messo insieme tutte le istituzioni, ciascuna con i propri interessi” Lo ha riferito il sottosegretario all’Economia con delega ai giochi, Pierpaolo Baretta, al termine della Conferenza unificata straordinaria.

Dopo l’intesa incassata oggi dal Governo con le autonomie locali sulla riforma del sistema gioco, gli occhi sono puntati alla fine di ottobre: entro il 31 ottobre infatti il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan dovrà firmare il decreto ministeriale che recepisce la riforma. Nel frattempo il Governo riaprirà le gare previste finora.

Il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, che da anni segue la partita, è già a lavoro sulla stesura del testo che trova il suo cardine nel dimezzamento, da qui a 3 anni, del numero dei punti gioco.

Come sottolinea lo stesso Baretta, il dm si occuperà anche della certificazione e qualificazione del gioco, con norme sull’antimafia e per la salute pubblica.

Come sempre – precisa – le intese sono un risultato di mediazione: il Governo riconosce l’autonomia agli enti locali nel definire la dislocazione dei punti gioco, ma la riduzione per arrivare in tre anni al dimezzamento dei punti gioco (attualmente 98 mila) è il punto a cui ci si attesta e questo dato dovrà essere garantito. Quindi i punti gioco devono essere aperti e operare. Abbiamo insistito con le Regioni che la dislocazione sia equilibrata: non si possono avere città dove i punti gioco sono riuniti solo in alcune zone, magari in periferia”.

Per completare l’iter di riforma la Conferenza indica, di seguito, una serie di misure per ridurre l’offerta di gioco, sia dei volumi che dei punti vendita. Il numero delle Awp (anche dette New Slot o Apparecchi Comma 6a) attualmente in esercizio è di 400mila, che saranno ridotte a 265mila con le modalità previste dall’emendamento del Governo approvato e recepito nell’art. 6-bis del d.l. 50/2017 convertito nella l. 96/2017. Si tratta, in meno di un anno, di una riduzione a 264.674 macchine (in quanto il 30% si applica ai 378.109 ca apparecchi esistenti al 31 luglio 2015). Considerando che al 31 dicembre 2016 gli apparecchi presenti sul mercato sono 407.323 ca, la riduzione effettiva sarà del 35%. Ciò significa togliere definitivamente dal mercato attraverso un processo di rottamazione 142.649 macchine così suddivise: 125mila da bar e tabacchi (oggi ne sono installate 229mila) e 17mila dai generalisti secondari.

 

Questa la reazione dei Gestori.

Riordino del settore giochi: Gestori furiosi

La proposta del Governo, approvata oggi in Conferenza Unificata, «sancisce, in pratica, l’abolizione del gioco lecito. A questo punto il Governo, che ha ceduto a tutte le richieste delle Regioni, ci dia una via d’uscita per tutti i posti di lavoro che si perderanno, in un Paese che già vive una situazione occupazionale drammatica». Lo dice Massimiliano Pucci, presidente di Astro ad Agipronews commentando l’intesa raggiunta tra Stato ed enti locali sul riordino del settore. Alla proposta, che prevede la riduzione degli apparecchi e dei punti gioco sul territorio, è stato aggiunto un emendamento della provincia autonoma di Bolzano, che fa salve le regolamentazioni regionali vigenti, qualora siano più restrittive. «Non si può parlare di accordo se si abolisce semplicemente il gioco, perché è questo che avverrà – ha evidenziato ancora Pucci – Per quanto riguarda, poi, i bandi di gara, come si fa a fare un bando se le Regioni chiuderanno le porte al gioco? Basti pensare al Piemonte, dove il termine ultimo per il funzionamento delle slot machine è il 30 novembre 2017. A partire dal giorno dopo, gran parte degli apparecchi sul territorio dovrà staccare la spina per effetto della legge regionale. Speriamo che dopo questa intesa la politica inizierà ad occuparsi dei problemi seri e reali del paese».

 

 

 

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